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L’ecologia è economia Tre idee per migliorare la sostenibilità e l’economia del nostro sistema La tutela dell’ambiente si coniuga perfettamente con la necessità di ripresa dell’economia, e le migliori condizioni perché questo assunto venga messo in pratica si trovano in Europa ed in Italia. Un continente saturo di città e di impronte umane ovunque, stratificate nei secoli; un continente che non ha grandi risorse di materie prime; un continente con ben pochi combustibili fossili, e che paga un prezzo salatissimo per importarli. Un continente che deve necessariamente impegnarsi a fondo per mantenere un’alta qualità della vita, e servizi sociali che non hanno uguali al mondo. Un continente insomma che è in certo modo costretto a fare della sostenibilità dello sviluppo, per ragioni ambientali, storiche, sociali, economiche, un parametro irrinunciabile. La strategia è chiara: tutela del territorio e del paesaggio, riduzione dei consumi energetici, sviluppo e investimenti su tecnologie che ci consentano di mantenere un alto livello di qualità della vita consumando meno: meno materie prime, meno territorio, meno energia . In questo modo la produzione industriale europea, ed italiana, può mantenere il suo ruolo nella sfida planetaria, con la qualità alta dei prodotti e la capacità di innovarsi costantemente da un punto di vista tecnologico. In Italia non siamo a zero, tutt’altro, ma occorre migliorare le nostre prestazioni in modo significativo , e la politica può avere un grande ruolo in questo scenario. Come? 1. Dando certezze ai cittadini ed al sistema delle imprese con decisioni di lungo periodo. Ogni anno, ad ogni finanziaria, assistiamo ad un balletto paradossale sugli incentivi dell’intero settore efficienza energetica/rinnovabili, che vengono cambiati di volta in volta. Il risultato è il disorientamento degli investitori anche sui settori trainanti: e così sul fotovoltaico, che si è sviluppato in maniera esponenziale, siamo diventati importatori di pannelli da mezzo mondo, ma non abbiamo un’industria nazionale. Quindi, compito del PD è, da ora, dare linee strategiche che restino ferme nel tempo. Fissare gli incentivi per le rinnovabili di qui a dieci anni, anche diminuendo la quantità degli incentivi stessi, avrebbe un grande effetto per il loro sviluppo. Rideterminare gli incentivi, riequilibrandoli a favore delle rinnovabili termiche e dell’efficienza e comunque di quelle tecnologie che assicurano i risultati migliori a parità di denaro investito. Stabilire che le detrazioni fiscali del 55% resteranno almeno per i prossimi dieci anni.
2. Semplificando le leggi del settore ed aiutando l'iniziativa privata. Oggi avviare un’impresa che abbia ricadute in campo ambientale è un incubo di leggi spesso in contrasto tra di loro, e che comunque prevedono valutazioni (costosissime) e conferenze di servizi e poteri di veto insostenibili. Persino gli interventi di riqualificazione architettonica e energetica degli edifici esistenti (anche in zone urbane ben diverse e di minor valore rispetto a quelle che contengono il patrimonio storico architettonico delle nostre città ) sono di fatto disincentivati dalla mancanza di rispondenza fra gli intenti della legislazione nazionale e quelli della normativa locale. Se a ciò si aggiungono i ritardi nei pagamenti verso le aziende da parte delle pubbliche amministrazioni, la difficoltà delle banche ad erogare crediti, le forme di appalto basate spesso sul massimo ribasso che tutto premiano meno che la strategia di qualità degli interventi, ci rendiamo ben conto di come siano molteplici gli interventi che la politica può, e quindi deve, porre in essere per rilanciare l'economia "verde" e non solo quella.
3. Abbreviando comunque i tempi delle decisioni della politica. Non è possibile che per avere la realizzazione del termovalorizzatore di Firenze siano necessari dai quindici ai venti anni , che per costruire un impianto di recupero e demolizione delle automobili ce ne vogliano più di dieci, e potremmo continuare a lungo, purtroppo. L’ambiente non aspetta, e nemmeno i bisogni dei cittadini, e nemmeno la concorrenza terribile di un mondo globalizzato. Sergio Gatteschi, Responsabile Forum PD “Ambiente”
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